Parto in ambulanza, nuovi esami sul piccolo Zaia apre un’inchiesta

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Sono momenti di ansi e attesa quelli dellamammapolesana costretta il 9 gennaio a partorire in ambulanza. In questi giorni il piccolo, nato podalico con parto naturale a 26 settimane nel mezzo in corsa in autostrada
e non con un cesareo come era stato previsto dal ginecologo della 46enne di Rovigo, sarà sottoposto a nuovi esami e controlli.

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Parto in ambulanza, tre inchieste

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Sono momenti di ansia e attesa quelli della mamma rodigina costretta il 9 gennaio a partorire in ambulanza. In questi giorni il piccolo, nato podalico con parto naturale a 26 settimane nel mezzo in corsa sull’autostrada A13 Bologna-Padova e non con un cesareo come era stato previsto dal ginecologo della
46enne di Rovigo, sarà sottoposto a nuovi esami e controlli.

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È grave il bimbo nato in ambulanza

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Non lo può allattare, non lo può tenere in braccio, non lo può nemmeno toccare. La madre del piccolino nato sull’ambulanza in corsa in autostrada all’altezza di Monselice guarda suo figlio dal vetro della rianimazione neonatale.

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Rovigo, “trasportata in ambulanza a Padova, ho partorito durante il viaggio. Mio figlio ha fratture alle braccia ed ematomi al cervello”

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Il ricovero nell’ospedale di Rovigo, la decisione di trasferirla a Padova, in una struttura sanitaria più attrezzata per nascituri prematuri. E poi il parto durante il viaggio, in ambulanza, con conseguenze drammatiche. Il piccolo è venuto alla luce con gravissimi danni, fratture agli arti ed ematomi al cervello.

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Inchiesta sul parto in ambulanza

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Doppia inchiesta sul caso del neonato prematuro nato lungo l’autostrada A13 Bologna- Padova, all’altezza di Monselice. Il direttore generale dell’Ulss 5 Antonio Compostella ha aperto un’indagine interna per comprendere cosa esattamente sia successo, ricostruire con esattezza le dinamiche e il percorso che è stato intrapreso e riscontrare eventuali responsabilità.

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PADOVA «Non mi interessa dei soldi, ho fatto denuncia ai carabinieri

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PADOVA «Non mi interessa dei soldi, ho fatto denuncia ai carabinieri perché quel che è successo a me non deve capitare. A nessuno. Mai più». È una donna forte la 46enne polesana che ha dato alla luce il suo bambino prematuro nell'ambulanza in corsa dall'ospedale di Rovigo a quello di Padova il 9 gennaio, all'altezza di Monselice. Ma quando racconta di quei terribili momenti le si strozza la voce in gola.

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